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Coronavirus, Pasini: “Aumentano i casi nel veronese ma situazione sotto controllo”

L'analisi del presidente del comitato dei sindaci della Pianura veronese

L’aumento generalizzato dei positivi che interessa tutte le regioni italiane non ha risparmiato il Veneto che, in questo momento, risulta essere uno dei territori più colpiti dall’evoluzione dei contagi delle ultime settimane.

Nel veronese si registrano casi un po’ ovunque, ma siamo molto distanti dalla situazione di estrema emergenza vissuta a marzo ed aprile. Il dato più significativo di questa impennata del virus è che l’aumento di positivi non ha portato a un significativo incremento dei ricoveri ospedalieri. Questo dato è sicuramente legato all’età media dei nuovi contagi, sensibilmente più bassa rispetto a quella registrata durante il picco di primavera, ma anche ad un approccio diverso per quanto riguarda il monitoraggio dei positivi e il trattamento domiciliare. “Abbiamo imparato in questi mesi a conoscere il COVID-19 – ha sottolineato il presidente del comitato dei sindaci della Pianura veronese Flavio Pasini-  e una delle caratteristiche del virus è quella di rivelarsi particolarmente letale con le persone anziane e/o fragili a causa di patologie pregresse o invalidanti. Nei soggetti più giovani i sintomi sono perlopiù lievi, quando presenti, o del tutto inesistenti, ne deriva quindi che ad un’età media dei contagi molto bassa (inferiore ai 30 anni) corrisponde una minore virulenza degli effetti del virus, e quindi una minore ospedalizzazione dei positivi. Inoltre, il fatto che in questo momento si riescano a trovare positivi giovani e molto giovani, testimonia del fatto che il tracciamento dei nuovi focolai sta funzionando e rileva casi che, durante il picco, non potevano emergere in quanto l’emergenza obbligava a focalizzare gli sforzi sui casi gravi e, spesso, i contatti asintomatici non venivano “scoperti” in quanto non sottoposti a tampone ma solo alla quarantena”.

“Il lockdown e la sospensione delle attività scolastiche, sportive e delle occasioni di aggregazione inoltre, – ha aggiunto Pasini – aveva tenuto al riparo i più giovani dal contagio. Con le vacanze la tendenza si è invertita e, complice un certo lassismo nella prevenzione personale, soprattutto in occasione di viaggi all’estero, il virus ha ricominciato a girare proprio nelle fasce di età più esposte al rischio di assembramenti. Parte dei nuovi contagi provengono dall’estero non solo per il rientro di connazionali dopo le vacanze, ma anche per l’arrivo di lavoratori stranieri stagionali, o anche domiciliati nella nostra provincia che hanno ospitato parenti o passato un periodo presso i paesi di origine”.

Le restrizioni messe in atto dal Governo prima sui lavoratori stranieri (obbligo di quarantena sugli arrivi da paesi a rischio come Romania, Albania, Bulgaria etc.), poi nei confronti degli italiani al rientro da Croazia, Grecia, Spagna e Malta con l’effettuazione dei tamponi, prontamente recepite e rese operative da Regione Veneto ed AULSS, hanno contenuto il contagio, ma non sono state sufficienti a prevenirlo laddove è venuta mano la responsabilità individuale o situazioni su cui è fisiologicamente impossibile intervenire, soprattutto in presenza di casi del tutto asintomatici.

“I numeri – spiega Pasini – dicono che comunque la situazione attuale è del tutto sotto controllo, con un aumento di positivi asintomatici e paucisintomatici (sintomi lievi) non bisognosi di cure ospedaliere, e un relativo aumento di soggetti in isolamento fiduciario in quanto rete di contatti con i nuovi positivi. Non bisogna però mollare la presa, anzi: questa nuova impennata di casi deve indurci a rafforzare le misure di prevenzione personali che ormai conosciamo bene: indossare la maschera nei luoghi pubblici al chiuso e anche all’aperto ove non ci sia la possibilità di mantenere le distanze di sicurezza (almeno un metro tra persone); lavare e igienizzare con cura le mani il più possibile ed evitare occasioni in cui si formino assembramenti o situazioni di contatti frequenti o non protetti. È infatti necessario che anche il contagio tra i più giovani rallenti, al fine di proteggere le fasce d’età più a rischio, ovvero i genitori e, soprattutto, i nonni. In caso contrario, per quanto la sanità veronese si trovi pronta a fronteggiare una seconda ondata del virus, ci troveremo con un incremento di persone che necessitano di cure in ospedale e i numeri dei ricoveri, anche in terapia intensiva, sarà destinato a crescere: uno scenario già visto di cui dobbiamo impedire la replica. La riapertura progressiva della “fase 2”, il post lockdown, ha dimostrato che, in attesa di una soluzione definitiva che si avrà, ci auguriamo, nei prossimi mesi con la diffusione di un vaccino efficace, solo il rispetto delle regole di prevenzione personale può contenere il contagio e salvaguardare le persone più a rischio. A maggior ragione, alla vigilia della ripresa delle scuole e delle attività sportive che coinvolgono molti giovani, è necessaria la responsabilità da parte di tutti. Le istituzioni, a partire dalla nostra AULSS 9, passando per la Protezione Civile, fino ai Sindaci e agli amministratori del territorio, sono pronte ad affrontare un autunno che certamente sarà più complicato rispetto all’estate che si sta chiudendo, ma la parte del leone contro il COVID-19 spetta ai cittadini: la salvaguardia della propria salute garantisce la salute di tutti”.

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