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Il distretto del Mobile di verona, Padova e Rovigo è più vivo che mai

Il territorio fa quadrato intorno a Lignum

Ermanno Gobbi (Bonavigo)

Claudio Melotti                (Bosco Chiesanuova)

Emilietto Mirandola (Bovolone)

Andrea Gennari (Casaleone)

Andrea Trivellato (Castagnaro)

Marco Franzoni (Cerea)

Senatore Cristiano Zuliani (Concamarise)

Stefano Negrini (Gazzo Veronese)

Silvano Boninsegna (Isola Rizza)

Graziano Lorenzetti (Legnago)

Andrea Girardi (Minerbe)

Flavio Pasini (Nogara)

Lorenzo Ruggeroni (Roncà)

Lorella Isolani (Roverchiara)

Pierluigi Giaretta (Oppeano)

Angelo Campi (Salizzole)

Daniele Fraccaroli (Sanguinetto)

Corrado Vincenzi (San Pietro di Morubio)

Loris Rossi (Veronella)

Marcello Marchioro e Vanna Arnese (Casale di Scodosia – Pd).

Questi i sindaci firmatari della lettera con cui Lignum ha voluto dissociarsi dai contenuti dell’articolo comparso Domenica 20/09/2020 sulla prima pagina de L’Arena a firma di Stefano Lorenzetto che intervista Alberto Vincenzo Vaccari e che riporta per titolo “Nel mobile d’arte c’era un tarlo: così la bassa è morta” (e “Addio Mobile”).

Ringraziamo per il supporto e l’adesione anche Casa Artigiani nella figura del Dott. Andrea Prando e di Tiziano Mirandola.

Nessuno nega le difficoltà incontrate e vissute dal comparto del mobile, ma quello che si auspica è la possibilità di costruire una fotografia rispettosa e realistica della situazione materiale del territorio: una filiera che conta 1207 partite iva attive, 6700 addetti occupati, che esporta in 53 paesi nel mondo, e realizza 1,09 miliardi di fatturato annuale complessivi può avere difficoltà ma non può certo essere “morta”.

Non solo continuano a fiorire arti come l’intaglio, l’intarsio, la foglia oro, il restauro, che pure scontano la diminuzione internazionale di richiesta di arredamento in stile e di mobili classici. Siamo anche il territorio dove giovani imprenditori si rimboccano le maniche ogni giorno per creare sistemi nuovi di lavorare e proporre il legno: la progettazione, il su misura, il contract, la sartoria al servizio delle grandi firme internazionali. Tutto questo ha permesso di fiorire a vere e proprie eccellenze, piccole, che fanno poco rumore, ma che rappresentano i nostri comuni nel mondo.
Dal Sudafrica alla Russia, Lignum assieme alle amministrazioni del territorio ha ospitato delegazioni istituzionali in visita, aprendo le porte delle sue aziende e superando i limiti di chiusura e rivalità che da sempre avevano appestato il territorio. Il rilancio dell’immagine del made in Verona e in Veneto sta ottenendo frutti insperati e i risultati del post-lockdown sono tutto tranne che negativi.

Il danno apportato dall’articolo in questione riguarda, però, il territorio tutto indicato come ricettacolo di ignoranza, ignavia e negatività. La “bassa” non promuove mode culturali radical chic ma una cultura materiale che condivide con le pianure rodigine e padovane: la cultura dell’impegno, del coraggio imprenditoriale, della resilienza come capacità di rispondere alle difficoltà.

Questa è la cultura dell’arredamento, non una cultura che fa chic, ma una forza socio-culturale ancor oggi determinante nel costituire l’identità del territorio. Per questo le parole polverose dei libri che pretendono, non senza gusto per l’iperbole, di diventarne il vangelo, falliscono, rendendosi del tutto incapaci di parlarne: la realtà scompare sotto il racconto del critico, i valori mal interpretati e persino traditi dalle parole pompose che vogliono descriverli.

Tutti i settori si evolvono e spesso lo fanno spinti da difficoltà estreme, che paiono metterne a rischio la sopravvivenza. Così per il mobile che ha dovuto inventare modi nuovi per esprimere ed attualizzare le proprie tradizioni.

Abbiamo aziende che esportano in Russia, negli Stati Uniti e in Estremo Oriente con showroom monomarca all’estero, abbiamo eccellenze che progettano e prototipano per i migliori brand del Made in Italy, abbiamo laboratori che lavorano per le firme del design italiano ed internazionale. Oltre al mobile classico, il Distretto del Mobile di Verona promuove lavorazioni del legno in stile moderno, contemporaneo e decò, con inserti multimateriale. Rimaniamo il Distretto del legno massello italiano, l’unico

C’è un limite comunicativo e di marketing, nel senso che tutto questo è ancora raccontato troppo poco, e può passare in sordina soprattutto per coloro che non vogliono sporcarsi le scarpe ed entrare nelle ebanisterie e nelle industrie di Verona, Padova e Rovigo.

All’estero ci apprezzano e riconoscono, come in molte regioni d’Italia. I veronesi, e tutti gli abitanti del Veneto, in particolare oggi, di fronte alle difficoltà suscitata dalla crisi del Covid 19, dovrebbero essere incentivati ad acquistare in loco e a conoscere le realtà locali, a Km 0: devono sapere che non siamo un Distretto di botteghe vecchie e polverose, ma un tessuto ricco di realtà capaci di seguire anche clienti privati, giovani e bisognosi di funzionalità attuali. Qualità, possibilità di acquistare dai produttori, ed etica con la decisione di creare economia sul territorio sono valori messi a rischio da operazioni come quella messa in gioco da un articolo che pontifica la morte del mobile e della pianura veronese.

 

Una diagnosi va fatta, come insegna la scienza moderna, osservando dati, numeri, fatti. Quelli che abbiamo appena ricordato segnalano con forza a chi ha dismesso i panni del critico per trasformarsi in coroner e sancire la morte di questo o di quello, che il mobile è vivo e pulsa nuove energie.

Rappresentiamo un’eccellenza internazionale e 6700 famiglie, avendo un peso sociale paritario a quello di un grande gruppo aziendale. Per queste famiglie e per gli imprenditori chiediamo rispetto.

 

 

 

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