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“Diciassette virgola sessanta”: la storia di Ermanno Ferracin raccontata in un libro

ll centenario minerbese, internato militare durante la Seconda Guerra mondiale, è stato premiato dalla regione Veneto.

Domenica 17 dicembre la sala civica di Minerbe ospiterà un evento straordinario. In questa occasione verrà celebrata la figura del Dott. Ermanno Ferraccin che il 21 agosto scorso ha compiuto 100 anni. Un’occasione più unica che rara per incontrare un centenario che ha dato molto alla comunità; e insieme a Mattia Tasso, autore del libro autobiografico “diciassette virgola sessanta”, racconterà l’esperienza vissuta come internato militare durante la Seconda Guerra mondiale.

Ospite d’onore sarà la Vicepresidente Elisa De Berti che conferirà al Dott. Ferraccin un riconoscimento conferitogli dalla Regione.

Ermanno Ferracin  (Lendinara, 21 agosto 1923) è medico chirurgo specialista in pediatria, odontostomatologia e ortognatodonzia. Ha esercitato come medico condotto e pediatra a Minerbe (VR), dove successivamente ha aperto il suo studio dentistico. È stato docente e collaboratore presso l’Università degli Studi di Padova. Fino all’età di 94 anni ha portato avanti l’attività medico dentistica come volontario presso la Casa di Riposo di Legnago (VR). Attualmente vive a Minerbe.

L’argomento del volume

Se quel tale avesse insistito, avrei sparato senza pensarci due volte. Era la prova inconfutabile di quanto fossi cambiato, in peggio. L’Ermanno di prima della guerra non sarebbe stato in grado di far male a una mosca. L’Ermanno tornato dai campi nazisti, invece, poteva trasformarsi in un assassino. Quando rimisi la pistola in tasca, ebbi paura di me stesso, ero pericoloso. L’esperienza dell’internamento aveva stravolto la scala di valori. A contatto perenne con l’odio, la crudeltà, la violenza e la privazione, rispettavo meno la vita umana, compresa la mia. Mi salvò la volontà ferrea di non darla vinta ai miei aguzzini. E, oggi, forse l’unico modo che ho di trovare pace, per me e per tutti i ragazzi costretti alla guerra e alla deportazione, è consegnare la mia testimonianza agli altri. Così qualcuno la leggerà, la ricorderà e magari vorrà raccontarla a sua volta, in modo che non si dimentichi. Allora, credo, gli Internati Militari Italiani avranno finalmente un po’ della giustizia che meritano.

In occasione della consegna del riconoscimento al dottor Ferracin verrà confermata la costituzione a tutti i neodiciottenni: una vera e propria staffetta generazionale simbolica che unirà pagine di Storia a storie tutte ancora da scrivere.

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