Musica

La Mia Bassa suona il Rock: quando Minghi incantò il Salieri

Una serata da tutto esaurito quella del 3 Maggio 2019

E’ stata una serata da tutto esaurito quella di Venerdì 3 Maggio 2019 al Teatro Salieri di Legnago. Il successo è stato annunciato sin dal pomeriggio, quando numerosi fans, provenienti da tutto il nord e centro Italia, sono arrivati per l’appuntamento che il grande melodista italiano Amedeo Minghi ha dedicato loro prima dello show, trasformando la conferenza stampa in un vero e proprio “salotto”, firmando autografi e raccontando i suoi progetti.

Il concerto serale, organizzato dall’associazione Amici di don Walter, si è sviluppato su una scaletta di due ore di canzoni pescate dal glorioso passato e dal presente dell’autore pop, fin dal suo ingresso applauditissimo da un pubblico consapevole e molto partecipe. Canzoni che parlano di sentimenti, soprattutto d’amore, alle volte platonico e alle volte utopico, dove trovano spazio i suoi più grandi successi come “La Vita Mia”, “L’Immenso”, “Decenni”, “1950”, “Vattene Amore” e “Un uomo venuto da lontano“, brano dedicato a Giovanni Paolo II. Ovviamente non ho potuto perdere l’occasione per qualche domanda:

 

  • Immagino che molti presenti sarebbero felici di conoscere un momento molto importante per la sua carriera, ovvero quel preciso istante in cui ha capito che quella del cantante sarebbe diventata la sua professione.

Ero uno degli artisti della cosiddetta scuola romana. Ricordo con affetto quel periodo: fra colleghi c’era tantissima collaborazione. Ci si mescolava, si scriveva assieme. C’era il cosiddetto “cenacolo” della RCA (casa discografica), il luogo dove gli artisti venivano ad ascoltare i nuovi prodotti prima ancora che venissero pubblicati. Eravamo l’uno il pubblico dell’altro. Il loro pieno apprezzamento per ciò che componevo per me o per altri artisti è stato il principale motivo per cui non ho mai pensato di potermi fermare. E fu questo il vero inizio.

 

  • Quale la canzone a cui si sente professionalmente o musicalmente più legato?

“L’Immenso”, nel 1976 è la mia canzone più importante, quella che mi ha dato la patente di cantautore. Il successo internazionale convinse i discografici che potevo avere una carriera tutta mia, non solo come autore per altri ma, finalmente, anche per me stesso. Si stava cominciando a rivelare un’attività gratificante, ma anche un modo per mantenere la mia famiglia.

 

  • Nel suo repertorio discografico, ha inserito in più occasioni, canzoni in dialetto napoletano. Cosa la lega al costume partenopeo?

Nulla in realtà, è una cosa più che naturale anche per me che sono un cantautore nato a Roma, e sono pure cresciuto nella scuola romana. Napoli ha una storia antichissima legata al mondo della canzone e trattiene in sé uno dei più vasti repertori, tra l’altro conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Napoli ha dato il via a moltissime canzoni ricche di sentimenti e umorismo, con tutti i meccanismi tipici della Città, canzoni che non tramonteranno mai.

 

  • Mi fa piacere sentirlo dire anche da Lei. Conferma esattamente quanto detto da Renzo Arbore lo scorso ottobre, prima di un concerto sempre qui al Teatro Salieri.

Fa piacere anche a me! Renzo Arbore è uno dei più grandi cultori, conoscitori ed interpreti della canzone napoletana. Il grande patrimonio culturale della Canzone Napoletana dovrebbe essere riscoperto a dovere e ci darebbe lavoro per almeno un’altra vita intera. Chiunque dall’estero si affacci alla musica italiana vorrà sentire almeno una canzone napoletana. Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva dritto al cuore, valicando ogni confine geografico.

– Parlando di novità, in questi mesi è in rotazione radiofonica il nuovo singolo “E… John”, un brano dagli echi beatlesiani, dedicato all’amore fra John Lennon e Yoko Ono, siglato con il loro matrimonio esattamente cinquant’anni fa. Qual è il suo vero significato?

Con “E… John” ho voluto ricordare questo legame di amore totale con le parole con cui lo stesso John Lennon descrisse il suo legame con Yoko Ono: “Il nostro rapporto è davvero da professore e allievo. Sono io che ho la notorietà, ma è lei che mi ha insegnato tutto”.

 

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