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All’IC Barbarani di Minerbe si lavora anche contro il pregiudizio e lo stereotipo di genere

Nelle ultime settimane le seconde hanno aderito ad un percorso di intelligenza emotiva

L’IC “Berto Barbarani” di Minerbe (VR) con le classi seconde della Scuola Secondaria di Primo Grado ha aderito dal 22 febbraio al 3 marzo , attraverso la piattaforma Meet di GSuite,al percorso di “Intelligenza emotiva”, una vera e propria educazione alle emozioni, alla pari dignità di genere, al riconoscimento e rispetto dei diritti della donna.

Anche per l’anno scolastico 2020-2021 la Regione del Veneto ha patrocinato l’iniziativa dei “Voucher educativi” per promuovere nelle scuole qualificati percorsi della durata di 4 ore, distribuite nell’arco di 2 incontri, con il fine di sensibilizzare, prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne nel territorio regionale.

Il percorso nelle classi ha approfondito la tematica dell’alfabetizzazione emotiva e del riconoscimento dei pregiudizi e degli stereotipi culturali come forma di prevenzione della violenza di genere.

Ha mirato a far acquisire ai giovani la stabilità emotiva necessaria per rafforzare la propria personalità, contemporaneamente dare loro le conoscenze per riconoscere le influenze negative sociali e culturali.

Questi stereotipi sono particolarmente presenti nei social utilizzati da ragazzi e ragazze in un’età vulnerabile.

Lo scorso anno, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, IPSOS ha realizzato per Save the children una ricerca (su un campione di ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni)  per indagare la percezione degli stereotipi di genere nelle opinioni e nei comportamenti degli adolescenti in Italia. Il mondo virtuale restituisce uno scenario in cui il 39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine.Tra le ragazze, il 41% ha visto postare dai propri contatti social contenuti che l’hanno fatto sentire offeso e/o umiliato come donna, e un 10% si è sentito maggiormente esposto durante il lockdown.

Ecco perché l’IC “B. Barbarani” di Minerbe ha riservato a tutti gli studenti e le studentesse delle classi seconde della Scuola Secondaria di Primo Grado di Minerbe un laboratorio formativo, “Intelligenza emotiva”, realizzato da Amici del villaggio, un’associazione di Promozione Sociale, che dal 2006 è sempre a fianco dei bambini e dei giovani per aiutarli a crescere secondo i principi della Convenzione Internazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e per dare loro le migliori opportunità di sviluppo personale.

La scuola ha riservato ai suoi studenti quattro ore formative organizzate in due incontri. Il primo è stato una vera alfabetizzazione emotiva. Molti giovani hanno difficoltà ad affrontare o decifrare le loro emozioni, non hanno gli strumenti né la conoscenza necessaria. Non sapendo cosa fare, vivono in confusione, scelgono di annullare le emozioni, chiudendole in un cassetto o pensando di controllarle attraverso pericolose dipendenze, peggio ancora con la violenza. Si sentono incompresi da genitori ed amici, quando la velocità del cambiamento sociale è diventata regola. A volte, guardano a modelli di comportamento mediocri e privi di valore, quando non aggressivi. Modelli di uomini che trattengono l’affetto, aggressivi verso le donne e che trattano con violenza le loro madri. Sono mali sociali e indicatori di malessere emozionale, evidenti soprattutto fra i giovani.Uno strumento utilizzato è stato il “MoodMeter”, un grafico cartesiano da tenere in classe come un termometro o un sensore. I suoi due assi corrispondono alle due componenti principali di uno stato emotivo: l’energia che si sente di avere e lo stato del proprio umore. Ha lo scopo di insegnare agli allievi e alle allieve ad avere consapevolezza di sé e di percepire la consapevolezza sociale, identificando, con un’attività ludica, dove sono posizionati emotivamente, consentendo al contempo di capire quanta strada devono ancora fare per raggiungere un buono stato emotivo.

Il secondo incontro si è incentrato sulle differenze di genere che emergono e sono incoraggiate quotidianamente in molte situazioni, ad esempio nella gestione dei giochi e nel movimento, nella selezione o nella competizione. Parlarne, consente di fare emergere la situazione a livello cosciente e di problematizzarla. Il tutto è stato mediato dalla proiezione di un breve filmato sul tema dello stereotipo che ha cercato di evidenziare cosa succede in ambito scolastico, seguito da un brainstorming sui temi dello stereotipo e del pregiudizio. La seconda attività ha sollecitato ragazzi e ragazze ad affrontare e decostruire gli stereotipi di genere a partire da un semplice gioco, evidenziando i ruoli di genere e gli stereotipi che vengono creati e applicati dalla società, compresi i media, e riconoscendo l’impatto negativo dei rigidi ruoli di genere.

Gli studenti e le studentesse hanno capito che uno stereotipo non si basa su una conoscenza di tipo scientifico, ma piuttosto rispecchia una valutazione che spesso si rivela rigida e non corretta dell’altro, in quanto, attraverso lo stesso stereotipo, si tende ad attribuire in maniera indistinta determinate caratteristiche a un’intera categoria di persone, trascurando cioè tutte le possibili differenze che potrebbero invece essere rilevate tra i diversi componenti di tale categoria. Si tratta di una forma imprecisa di conoscenza perché non coglie né le differenze all’interno del gruppo da esso definito né l’evoluzione a cui il gruppo stesso è inevitabilmente soggetto. Per il modo in cui viene costruito, finisce pertanto con il cristallizzare l’immagine di una realtà che è invece in movimento. Da qui nasce il pregiudizio.

La finalità dell’IC “B. Barbarani” è da sempre quella di contrastare la formazione di stereotipi nelle classi, prima incubatrice di ogni comportamento e pensiero. Intervenire sui giovanissimi significa, infatti, favorire un cambiamento culturale e combattere gli stereotipi e i pregiudizi legati al genere, prima che questi vengano trasmessi – anche inconsapevolmente – dalla società e prima che si traducano in episodi di violenza di genere. Fondamentale, a casa, sarà il ruolo della famiglia, cornice ideale per proseguire e sostenere l’attività di informazione e sensibilizzazione avviata a scuola.

 

 

Il referente per la prevenzione e lotta al bullismo e al cyberbullismo dell’Istituto

Prof.ssa Elena Tavellin

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