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Carcere di Montorio, non solo teatro: spettacolo su Ulisse e corso per tecnici luci e suono

Come ulteriore sviluppo dell’iniziativa, alcuni dei partecipanti saranno coinvolti in un esperienza di lavoro durante la 32a edizione del Film Festival della Lessinia

Il carcere diventa il luogo dove fare teatro e dove imparare le professioni del teatro. La compagnia “Teatro del Montorio” diretta da Alessandro Anderloni ha portato in scena dal 30 giugno al 3 luglio all’interno della Casa Circondariale di Verona lo spettacolo Ulisse. La solitudine, terzo capitolo dedicato all’Odissea dello scrittore greco Niko Kazantzakis, frutto del laboratorio di teatro organizzato dall’Associazione Le Falìe, con il sostegno della Fondazione San Zeno. 

La rappresentazione è stata l’occasione per avviare una nuova iniziativa voluta dalla Direzione del Carcere di Verona con il sostegno dell’Amministrazione Penitenziaria e organizzata dal Film Festival della Lessinia: l’avvio all’interno del carcere di due corsi per tecnici luce e tecnici del suono, nell’ambito della più ampia offerta di percorsi di formazione a favore delle persone detenute, con l’obiettivo di una futura inclusione nel mondo del lavoro.

L’esperienza del “Teatro del Montorio” nel carcere di Verona è stata avviata nel 2014, grazie a un’iniziativa della Direzione del Carcere. Da allora il gruppo teatrale ha portato in scena dodici spettacoli teatrali, tra cui una trilogia dedicata alla Divina Commedia (da cui è stato tratto il documentario Libertà va cercando) e un’altra dedicata all’Odissea. I partecipanti sono coinvolti in un laboratorio teatrale annuale, curato da Alessandro Anderloni e Isabella Dilavello, in cui si sperimentano le tecniche del teatro e si approfondiscono testi per poi rielaborare drammaturgie originali da portare in scena presso gli ambienti del carcere, con la partecipazione del pubblico esterno. Nello spettacolo Ulisse. La solitudine sono stati coinvolti quindici detenuti come attori, nonché autori, compositori e interpreti di canzoni eseguite dal vivo. Per la prima volta, altri detenuti sono stati coinvolti invece come datori luce e fonici.

Nell’ottica di favorire la formazione professionalizzante nelle arti dello spettacolo, al laboratorio teatrale sono stati infatti affiancati nel 2026 due corsi nei comparti tecnici dello spettacolo (luci e suono) con l’obiettivo di trasmettere ai partecipanti competenze e di favorire opportunità di inserimento lavorativo, considerato il contesto territoriale di riferimento, la città di Verona, con la sua vocazione artistica e di spettacolo e i suoi spazi lirici e teatrali celebri in tutto il mondo, nonché con la presenza di molte realtà di arti dello spettacolo, musicali e cinematografiche. 

Il primo modulo dei corsi ha coinvolto una quindicina di partecipanti e si è svolto all’interno del carcere tra i mesi di giugno e luglio, con la docenza di Federico Fracasso e Davide Parezzan per il corso di tecnici luce, di Samuele Tezza e Francesco Ambrosini per il corso di tecnici del suono. In considerazione del continuo abbassarsi dell’età media della popolazione detenuta, il progetto ha coinvolto in particolare i così detti giovani adulti, di un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, offrendo loro una possibilità concreta di acquisizione di capacità professionali in ambiti vicini alle loro passioni e attitudini: la musica e lo spettacolo.

«Il carcere può diventare il luogo dove imparare una professione e costruire concretamente il proprio futuro», sottolinea il direttore artistico del progetto Alessandro Anderloni. «Se da dodici coinvolgiamo i detenuti come attori, ora apriamo alla formazione nelle arti tecniche dello spettacolo, così che possano essere in futuro coinvolti in stage formativi esterni e accedere un giorno al mondo del lavoro con contratti stabili. È proprio il lavoro, all’interno del carcere, una delle più preziose forme di rielaborazione del proprio vissuto e, una volta usciti, una opportunità di costruzione di una definitiva reinclusione sociale. Se in carcere si sono sperimentati in passato diversi laboratori formativi, in molti ambiti, mancava un percorso nel settore tecnico dello spettacolo. Verona ha un’offerta lavorativa notevolissima in questo comparto. Ecco che grazie al progetto del Film Festival della Lessinia ci rivolgiamo oggi alle aziende veronesi per ipotizzare inserimenti lavorativi qualificati di persone detenute che abbiamo svolto la loro formazione in carcere.»

Allo spettacolo portato in scena dal 30 giugno al 3 luglio nel carcere hanno partecipato circa 200 spettatori esterni, che sono entrati nell’istituto di pena veronese per vivere idealmente un viaggio teatrale ispirato al viaggiatore per eccellenza, Ulisse, la cui vicenda ha dato lo spunto agli attori-detenuti di raccontare le proprie personali esperienze di viaggio, fisiche e spirituali, con la rielaborazione di testi e musiche originali. Lo spazio della cappella del carcere, pensato in forma circolare di modo che gli spettatori circondassero interamente con la loro presenza la scena, è stato allestito con illuminazione teatrale e la diffusione sonora quadrifonica. Alla performance teatrale e musicale degli attori del Teatro del Montorio hanno contribuito al disegno luci e al disegno sonoro i partecipanti ai corsi di formazione, sperimentando così direttamente le conoscenze apprese. 

Come ulteriore sviluppo dell’iniziativa, alcuni dei partecipanti saranno coinvolti in un esperienza di lavoro durante la 32a edizione del Film Festival della Lessinia, in programma a Bosco Chiesanuova (Verona) dal 22 al 30 agosto, come supporto alle attività di allestimento, di service video, audio e luci e di gestione degli eventi di spettacolo.

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