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Da domani 48 ore di “fermo” TAXI in Italia

Alla mezzanotte di oggi scatta il “fermo” di 48 ore dei TAXI in tutta Italia.Uno stop straordinariamente lungo, perché la posta in gioco è alta. La mobilitazione di Confartigianato Taxi porterà, dal Veneto, un centinaio di tassisti, tra i quali anche colleghi dei taxi acquei di Venezia ed alcuni gondolieri, al presidio nazionale davanti a Palazzo Chigi domani 5 luglio. La mattina del 6 luglio,presso la sede della LegaCoop del Veneto a Marghera (con collegamento in remoto dalle ore 11.00), si terrà una assemblea Unitaria delle maggiori sigle regionali ossia: Confartigianato, LegaCoop, Confcooperative, Fita Cna, Uritaxi. Tutte unite per dire “no” al DDL Concorrenza che interviene pesantemente sul settore trasporto pubblico non di linea, nel quale coesistono micro e piccole imprese, localizzate territorialmente, in ragione del servizio di trasporto pubblico erogato a favore e nell’interesse dell’utenza locale, in modo integrativo e complementare al servizio di Trasporto Pubblico Locale.

“Va ricordato che il regime delle licenze taxi, nei fatti, impedisce la formazionedi monopoli in quanto vi è un limite oggettivo al cumulo, che è vietato – spiega Paolo Brandellero, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona –.Le tariffe sono determinate con delibera comunale al pari degli obblighi minimi di servizio resiall’utenza, la quale, a propria tutela, può sempre esporre lamentele al comune o alla Polizia Locale.Il servizio ha livelli di regolazione analoghi in tutta Europa e nel Mondo”.

“Con questo provvedimento – aggiunge Alessandro Nordio, delegato nazionale per la categoria taxi di Confartigianato – il Governo intende ottenere una delega in bianco, con l’unico obiettivo, a quanto pare, di consentire a piattaforme multinazionali globalizzate di monopolizzare la domanda con una intermediazione sregolata, che verosmilmente costringerà i vettori ad accettare condizioni di erogazione del servizio in contrasto con la tutela del lavoro, lo sviluppo dell’artigianato e della cooperazione, eludendo il principio di competenza esclusiva e sussidiaria delle Regioni e minando la responsabilità sociale a cui deve tendere la libera iniziativa privata”.

“Nonostante le ripetute richieste delle Associazioni di categoria – conclude il veronese Brandellero –, negli ultimi sette mesi non è stato possibile un reale confronto con il Governo. Questa mobilitazione ha come obiettivo dievitare che si perda un’ulteriore occasione per una riforma virtuosa del settore, che evidentemente lo si vuole egare solo a logiche economiche che nulla hanno a che fare con il servizio pubblico erogato, che attualmente viene offerto senza costi per la collettività”.

La richiesta di stralcio dell’art. 10 (ex.art.8 nelle precedenti versioni del testo) è mossa dalle seguenti ragioni:

  • Il provvedimento non entra adeguatamente nel merito della necessaria regolazione delle piattaforme, la diversità tra chi fa intermediazione senza responsabilità nel trasporto e chi – attraverso forme organizzative costituzionalmente tutelate dall’articolo 45 della Costituzione – effettua interconnessione tra domanda e offerta.
  • Non riconosce adeguatamente alle Regioni e ai Comuni il ruolo che spetta loro in virtù dell’articolo 117 della Costituzione, anzi sembra volerne limitare le competenze.
  • Non individua un percorso di confronto e condivisione con la Conferenza Unificata prevedendo la formula “sentita la…” e non “previa intesa con…”.
  • Non pone la giusta attenzione al livello professionale degli addetti:vengono indicati solo generici standard qualitativi più elevati, trascurando sicurezza, qualità e trasparenza, propri del servizio pubblico.
  • Non pone reali obiettivi di carattere ambientale in linea con il processo di transizione ecologica, individuando risorse che si potrebbero ottenere riaggiornando la legge 12/2019 sulla base di principi che facciano riferimento all’utilizzo dei veicoli a basso impatto ambientale, individuando servizi innovativi che abbiano l’obiettivo di ridurre i costi per l’utenza e con il fine di ridurre il carico inquinante, ottimizzando l’uso dei veicoli attraverso la condivisione e l’integrazione dei percorsi.
  • Non pone limiti alla libera iniziativa privata trascurando la responsabilità sociale che l’eccesso di intermediazione sminuisce a scapito del mero profitto.
  • Non istituisce il Registro Elettronico Nazionale (REN) e le relative targhe professionali.
  • Infine, la riforma appare più utile a risolvere un problema locale e territorialmente circoscritto, a discapito invece di esempi virtuosi che in tutto il territorio nazionale hanno consentito uno sviluppo ordinato e proficuo per l’utenza.

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