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Giovani dipendenti dal web: un libro e una conferenza per lanciare un allarme

Venerdì 22 aprile, alle 18.30, presso la sala conferenze Giorgio Zanotto alla Basilica di San Zeno Maggiore, si terrà la presentazione del libro «Cocaweb. Una generazione da salvare», di Andrea Cangini (Minerva edizioni).

All’evento interverranno anche monsignor Giovanni Ballarini, abate di San Zeno, e il dottor Amedeo Bezzetto, psicologo e psicoterapeuta responsabile dell’Area Riabilitativa Adolescenti dell’ospedale Santa Giuliana (che si occupa della cura e della riabilitazione di persone con disturbi psichici e che per gli adolescenti è Centro di riferimento regionale), che parlerà dell’utilizzo eccessivo del digitale da parte degli adolescenti.

Quanto riportato dalla sinossi del libro è inquietante: “Per la prima volta nella storia dell’umanità, sembra che le nuove generazioni mostrino un quoziente di intelligenza inferiore a quello delle generazioni che le hanno precedute. Calano le facoltà mentali dei più giovani, aumenta il loro disagio psicologico: ansia, stress, depressione, disturbi alimentari, autolesionismo, aggressività… È l’effetto di una vita trascorsa usando social, video, chat e videogiochi. Un uso che, stimolando il cervello a rilasciare il neurotrasmettitore della sensazione del piacere, non può che degenerare un abuso. Il Web come la cocaina, appunto.”

Affronta questi temi, il volume di Cangini, che raccoglie le conclusioni di esperti ascoltati dalla commissione Istruzione del Senato nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul rapporto tra la tecnologia digitale e gli studenti: psicologi, neurologi, psicoterapeuti, pedagogisti, sociologi, grafologi, linguisti ed esponenti delle forze dell’ordine hanno composto un puzzle allarmante di una generazione perduta. Sta a noi salvarla. E la relazione redatta utilizzando gli atti pubblicati in questo volume, votata all’unanimità dalla VII Commissione del Senato, è un inizio, ma è anche un monito: che nessuno possa dire, un giorno “Io non sapevo”.

«Il consumo digitale è effetto anche della nostra deriva educativa in adolescenza – spiega Bezzetto –. Spesso ne troviamo evidenza nei ragazzi più fragili in trattamento a Santa Giuliana, ma sono tantissimi gli adolescenti normali che trascorrono troppe ore con la tecnologia senza essere per questo pazienti e men che meno dipendenti. Quando la crescita si nutre di troppo digitale abbiamo adolescenti bisognosi di essere aiutati a tornare all’esperienza della relazione non virtuale, un processo di ripartenza umana che richiama in campo gli adulti capaci di stare con questi ragazzi senza vederli ancora bambini intrappolati in un nuovo gioco seppur elettronico e informatico».

In caso di maggior affluenza, l’incontro sarà spostato nell’adiacente chiesa di San Procolo, in via San Procolo, 10, sempre a San Zeno.

S.G.

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