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The Matt Project, con Overnight un viaggio vintage pop dall’animo cosmopolita

Il quarto album della band bresciano-veronese è tutto da ascoltare.

Overnight’ è il quarto album perThe Matt Project, band bresciano-veronese formata da Jury Magliolo (voce, basso, tastiere), Carlo Poddighe (voce, chitarra) e Matteo Breoni (batteria),da sempre incline a proporre brani inediti di ispirazione dance e funk, infarciti di vintage pop e soul bianco. Nelle dieci tracce inedite incluse nel nuovo disco propongono una miscela di sonorità che sfugge agilmente ad una facile inclusione in uno specifico genere. Toccando o sfiorandodiverse corde dell’anima, il risultato di ‘Overnight’ sin dal primo ascolto risulta estremamente energizzante, graffiante, immediato e stimolante in senso universale.

Dopo i precedenti ‘Live! in New York’ (2015), ‘Tripping Out’ (2015) e ‘Silver Linings’ (2017), ‘Overnight’ arriva a delineare con nitidezza lo stile artistico ricercato dalla band in questo ultimo lustro e può essere considerato a tutti gli effetti come il loro disco ‘della maturità’, complice il fatto di aver riscosso al contempo interesse anche fuori dai confini dell’Italia. Per aver un raffronto più immediato, la loro musica scaturisce dagli ascolti dei loro artisti preferiti tra i quali Prince, Michael Jackson, Sly &The Family Stone, Jamiroquai e The Police per citarne alcuni. L’intero album è stato registrato in analogico su nastro e masterizzato al Poddighe Studio di Brescia.

Oggi è disponibile sulla piattaforma Spotify e sui principali canali di distribuzione digitale, ma è anche disponibile in formato vinile in edizione limitata, ordinabile dal sito www.themattproject.com. In questo immaginario viaggio spazio-tempo tra gli anni ’80 e il 2020, ho colto l’occasione per porre qualche domanda al batterista Matteo Breoni:

  • Ciao Matteo, complimenti innanzitutto per la qualità compositiva e tecnica del nuovo lavoro. Un vero raggio di luce e speranza sul finire di questo 2020. In un momento storico in cui i gusti musicali dei più si stanno spostando verso le nuove tendenze, è bello sapere che sul nostro territorio ci sia sempre qualcuno che tiene viva la musica suonata con veri strumenti. Oltre ai sopracitati riferimenti musicali ne avete qualcun altro di imprescindibile?

Grazie infinite ìper la fiducia! Siamo veramente contenti del nuovo lavoro, finito dopo due anni e mezzo di gestazione.E’ stato essenziale il lavoro di Carlo Poddighe come arrangiatore e fonico (oltre che autore e musicista) nel suo studio di registrazione e l’enorme supporto di Jury come autore, musicista, creatore di contenuti e di grafica.Ognuno di noi ha contribuito in modo massiccio al progetto. Per quanto riguarda le influenze musicali direi che sono veramente molte, principalmente vanno dalla musica classica al jazz, per poi passare dal classic rock all’afro beat, al blues, al funk e al soul. Tra le altre influenze potrei aggiungere Lucio Battisti, Radiohead, The Beatles, Led Zeppelin, Deep Purple, Rolling Stones, Bob Marley, David Bowie, Fleetwood Mac, Ivan Graziani, T-Rex, James Brown, Billie Eilish, Stevie Wonder, Genesis, Neil Young, B.B. King, Talking Heads, Rossini, Puccini e moltialtri ancora.

  • Il vostro, nella musica, è un lungo percorso fatto, anche in ogni vostra singola e personale carriera, di molti riconoscimenti: quali sono i principali momenti fino ad oggi?

Come band che ha velleità di suonare senza confini territoriali, direi che i concerti come “headliners” al leggendario club “The Bitter End” di New York (una ventina di date in 4 anni), live club dove hanno suonato tra gli altri Bob Dylan, Joni Mitchell, Stevie Wonder, Donny Hathaway e Curtis Mayfield, ci hanno fatto capire che possiamo essere una band che può dire la propria anche all’estero, soprattutto in contesti di solito ardui per chi non è anglofono. Abbiamo suonato spesso anche a Londra e ad Amsterdam. Inoltre, la collaborazione con Steve Greenwell (ingegnere del suono di New Jersey, produttore di Joss Stone e molti altri artisti) ci ha fatto aiutato molto nel lavoro in studio, nella ricerca della sonorità e dei dettagli.

  • Emerge la vostra voglia di voler divulgare qualcosa attraverso la musica, come se questa fosse ancor più comunicativa rispetto ai testi, rigorosamente in lingua inglese. Cosa sperate che gli altri percepiscano attraverso le tue produzioni?

Non abbiamo la pretesa di fare i “Bob Dylan” di turno, cerchiamo di comunicare la nostra visione del mondo, senza la pretesa di essere dei poeti ad ogni costo; siamo onesti con noi stessi in questo senso. I testi in inglese sono sicuramente più adatti alla nostra visione della musica. Le parti strumentali sono una sorta di collante alle parole e si mischiano in un tutt’uno per arrivare all’energia che cerchiamo di trasmettere. Siamo sicuramente una band da live show, più che da salotti filosofici. Ognuno di noi ha progetti paralleli dove si evidenzia anche il nostro lato più concettuale, ma volendo dare un’immagine al progetto, questa band è più una sorta di “cavallo da galoppo”, libero nella natura selvaggia.

  • C’è un filo conduttore che lega tutte le produzioni precedenti, rispetto al nuovo album ‘Overnight’?

Cerchiamo di avere uno stile che sia sempre riconoscibile, pur cambiando gli arrangiamenti e le produzioni, onesti con il nostro modo di vedere la musica, senza per forza cadere in cliché modaioli.

A cura di Lorenz Zadro

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