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Cimice asiatica: una calamità da quasi 80 milioni di euro di danno a Verona

Gli assessori all’Agricoltura di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Province Autonome di Trento e Bolzano, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte si sono riuniti ieri per discutere della problematica della cimice asiatica (Halyomorpha halys) in una prima seduta di un tavolo di confronto, promosso e coordinato dalla Regione Veneto.

I coltivatori della Pianura Padana, negli ultimi anni, stanno subendo ingenti perdite economiche, a causa della presenza di questo insetto. Questo fenomeno distruttivo per le coltivazioni ortofrutticole ma anche per molte altre coltivazioni, genera una grande preoccupazione per il futuro di queste colture, anche perché l’insetto rimane presente sulla coltura per un periodo molto lungo dell’anno.

«Le Regioni – sottolinea l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan- chiedono che questo intervento sia nazionale, con l’istituzione di un fondo mutualistico o di un aiuto di stato per assistere le imprese agricole in questo momento di grande difficoltà. È fondamentale che la risposta complessiva sia commisurata alla gravità della situazione, che è del tutto simile a quella della Xylella per gli olivicoltori del Sud».

«La situazione è insostenibile – spiegano gli agricoltori di Coldiretti – interi frutteti, coltivazioni di ortaggi, piante e vivai danneggiati dalla cimice ingorda che solo in Veneto ha prodotto danni per cento milioni di euro».  In tutte le province si registrano perdite di raccolto fino a ben oltre il 70%. Tutte le soluzioni adottate, tra cui il ricorso agli agrofarmaci o l’impiego delle reti antinsetto, non hanno fatto granchè per contrastare questa che è ormai diventata una vera e propria piaga. Per questo gli agricoltori si affidano agli unici antagonisti ad oggi disponibili: la vespa samurai la cui sperimentazione in laboratorio ha dato ottimi risultati e l’Anastatus Bifasciatus di cui si sta sperimentando la moltiplicazione e la prova di semi-campo.

«C’è da osservare – precisa Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – che la legislazione vigente in Italia non permetteva l’uso di specie alloctone fino ad ora. Recentemente però il Comitato Fitosanitario Nazionale ha dato l’ok al ripopolamento in deroga di insetti contrastanti provenienti proprio dall’Estremo Oriente». «Il 4 aprile scorso il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il regolamento. È dunque imminente la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale  – aggiunge Ruffini – sarà quindi necessario attendere il completamento di specifiche valutazioni in laboratorio di quarantena come previsto dal nuovo regolamento». Trattandosi di una vera è propria calamità, Coldiretti ha proposto un dettagliato piano di azione che affianca strumenti di sostegno ai frutticoltori ed altri mezzi di contenimento della specie, come un serio piano di monitoraggio e controllo che sappia dare indicazioni agli agricoltori rispetto ai trattamenti e forme innovative di assicurazione. L’Assessore Pan dal canto suo ha garantito il suo impegno su tutti i fronti sia a livello regionale che nazionale anche per dichiarare lo stato di crisi e attingere alle risorse del fondo per ristorare i produttori di frutta veneti riservandosi, comunque, di dare presto risposte cogenti.

Nel veronese i danni stimati sulle principali colture frutticole ad oggi si aggirano sui 79,1 milioni di euro. Le coltivazioni di mele scaligere rappresentano il 74% di quelle venete, le pere il 46%, pesche e nettarine l’82% delle produzioni regionale e l’actinidia rappresenta il 76%.

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