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Anpi Legnago: sarà un autunno ricco di incontri per riflettere sul presente e sul passato

Il primo incontro sabato 9 ottobre, si parla di "Neofascismo in grigio"

Perché parlare “ancora” di fascismo e di neofascismi? Non si è forse concluso, il primo, in 25 luglio 1943, con la coda velenosa della Repubblica sociale italiana, mentre i secondi da sempre sono segnati da una marginalità rispetto alla istituzioni democratiche, fatto che ne determina la scarsa importanza politica? Soprattutto, davanti alle sfide che il cambiamento globale ci consegna, non stiamo rischiando di rimanere condizionati da una sorta di ossessivo sguardo all’indietro, non guardando invece l’orizzonte davanti a noi? Sono domande importanti, pertinenti e quindi necessarie.   Che tuttavia implicano risposte argomentate, non superficiali e sbrigative. Ragionare su ciò che resta dei fascismi nelle nostre società implica il raccordare il passato a futuro. Impone di capire quale sia il calco profondo che il ventennio mussoliniano prima, e i suoi prosecutori poi, hanno tracciato sia nel nostro paese che, più in generale, in Europa. Il radicalismo di destra rimane infatti un fenomeno continentale, che si alimenta degli affaticamenti e delle crisi delle democrazie liberali e sociali. Di esse, alle loro difficoltà, dà risposte tanto improbabili quanto rassicuranti per quanti siano disponibili ad ascoltarle. Maggiore è la stanchezza delle seconde, più forte è il richiamo dei primi. Oggi, infatti, il fascismo non si presenta come potere bensì come esercizio di contropotere. Afferma di ambire a dare una forma comprensibile a ciò che, invece, rischia di essere informe, tale poiché sottoposto alle continue trasformazioni dei processi di modernizzazione che conosciamo come «globalizzazione».

Si propone come una figura politica rassicurante, non come soggetto dell’inquietudine. Soprattutto, si adopera per offrire un lessico della contemporaneità, un insieme di parole che garantiscano, e chi le voglia fare proprie, dei significati, delle chiavi di lettura rispetto ad un orizzonte di trasformazioni che rischiano invece di risultare non solo incomprensibili ma soprattutto indigeribili. L’oggetto della riflessione, quindi, non è un arcaismo privo di storicità, un residuo del passato oramai trascorso, ma un insieme di organizzazioni, così come di pensieri, che attraversano l’Europa, le sue inquietudini, le sue domande. Anche da ciò deriva il suo essere definito come espressione «in grigio»: non è la violenza esibita delle camicie nere o di quelle brune quella che attraversa le piazze europee bensì la forza di chi continua a ripetere che nessun potere sia legittimato se non è derivato dal rigetto delle democrazie costituzionali, descritte come l’origine di tutti i mali del tempo corrente. Non si tratta di cogliere le pieghe del passato ma di verificare le dimensioni dell’intolleranza e della prevaricazione nel presente. Così facendo, si può forse dare anche qualche interpretazione un po’ meno occasionale e provvisoria a fenomeni come il sovranismo, il populismo, il fondamentalismo, compagni di strada dei nostri tempi.

Claudio Vercelli, storico contemporaneista, docente a contratto all’Università Cattolica, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di studi storici Salvemini e per il Centro studi Gobetti di Torino. Collaboratore di Patria indipendente e il Manifesto, ha pubblicato tra gli altri i volumi Israele. Storia dello Stato 1881-2008, (La Giuntina, Firenze 2007-2008); Neofascismi (Capricorno, Torino 2019); Storia del conflitto israelo-palestinese (Laterza, Roma-Bari, edizione aggiornata 2020). Nel 2022 darà alle stampe Metamorfosi d’Israele. Dieci quadri strategici ed un percorso di significati (Laterza, Roma-Bari 2022).

 

 

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