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Oltre lo scontro di civiltà: al Film Festival della Lessinia la lezione del martiri d’Algeria

Alla rassegna cinematografica di Bosco Chiesanuova, lunedì 25 agosto, il confronto tra il cardinale Jean-Paul Vesco, guida della comunità cattolica algerina, e il vescovo di Verona Domenico Pompili

«Oggi siamo davanti al rischio di una Guerra mondiale». L’ha ribadito il cardinale Jean-Paul Vesco, alla guida della comunità cattolica di Algeri, intervenuto lunedì 24 agosto al Film Festival della Lessinia (FFDL) in un dialogo con il vescovo di Verona Domenico Pompili moderato da Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana. Sono intervenuti anche il sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti e il parroco don Lucio Benedetti.
Punto di partenza della riflessione, in una Piazza del Festival gremita, è stata la vicenda del rapimento e dell’uccisione dei sette monaci trappisti di Tibhirine tra le montagne dell’Algeria: capitolo drammatico della guerra civile che tra il 1994 e il 1996 causò migliaia di vittime. In quel clima di terrore, diciannove religiosi cattolici, beatificati nel 2018, scelsero di non fuggire, rimanendo al fianco dei loro fratelli musulmani, come presenza umile e dialogante.

Una testimonianza di convivenza e fede che racconta di cristiani uccisi con gli islamici. «Parlare soltanto di cristiani uccisi da islamici fa suscitare rabbia, qui invece ci sono stati cristiani uccisi con gli islamici e parliamo di circa 200mila morti. Diciannove martiri hanno scelto di restare perché non potevano lasciare i loro amici islamici. La scelta è stata quella di rimanere non tanto per eroismo ma perché erano amati e questa testimonianza d’amore è la cosa più importante che resta oggi», ha evidenziato il cardinale Vesco. La scelta di «restare» assume un significato ancora più forte in un mondo impegnato nel riarmo e in cui «un solo uomo sta invitando a disarmarsi e a un’economia di pace, ed è papa Leone. Il problema è come fare, cosa dire e come operare perché si inneschi un processo di pace in un momento in cui tutti pensano alla guerra. Il punto fondamentale è una pace “disarmata e disarmante” e non ha più a che fare con lo scontro di civiltà tra Islam e Cristianesimo».

L’integrazione, oltre lo scontro. «Sono molto grato al cardinale Vesco perché con la sua presenza e con il suo stile franco e diretto trasmette questa sensazione di una comunità, quella cattolica, che per quanto minoritaria, è riuscita in realtà a far superare quella “bolla” che poteva diventare una bomba e creare ulteriori scontri e che si è invece resa disponibile a un incontro», ha sottolineato mons. Pompili. Davanti alla via facile della rabbia e dell’orgoglio, ha aggiunto, la strada maestra passa dal confronto alla pari e dall’integrazione reciproca. In tal senso la vicenda dei Martiri d’Algeria è una lezione per la società e per la Chiesa: «Ha lasciato dietro di sé una scia di pacificazione. Non è la tolleranza la strada che deve guidarci in questa società multiculturale, in questo meticciato con cui dobbiamo fare i conti. Bisogna stare dentro la quotidianità, la dimensione di ogni giorno, e provare in quel contesto a rapportarsi come persone che hanno gli stessi diritti e naturalmente gli stessi doveri. Per la Chiesa – ha concluso il vescovo di Verona –, la lezione è ancora più radicale e ritrova se stessa quando riesce a raccogliersi nel grumo di dolore che vive una determinata comunità».

Fino al 30 agosto, presso il Centro socio-culturale in Piazzetta Suor Maria Giuseppa Scandola 4, è possibile visitare la mostra “Chiamati due volte. I martiri d’Algeria” (orari: 10.30-12.30 e 15.30-19 ingresso libero). Attraverso immagini, video e testimonianze dirette di missionari e familiari, l’esposizione offre un percorso ideale descritto da Papa Leone XIV come la capacità di “abitare il deserto in profonda comunione con l’intera umanità, superando i muri di diffidenza”. Curata da Alessandro Banfi, Michele Brignone, Martino Diez, Lorenzo Fazzini, Claudio Fontana e Chiara Pellegrino, l’esposizione è promossa dal Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, dalla Libreria Editrice Vaticana e dalla Fondazione Oasis, con il sostegno della Diocesi di Verona e la collaborazione dell’Associazione Rivela e della Parrocchia di Bosco Chiesanuova.
  

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