
Dal desiderio di trasmettere al pubblico un messaggio profondo e riflessivo, Antonio Giarola e Elena Grossule hanno ideato Bianco, uno spettacolo che coniuga la danza classica con l’arte circense, fondendo eleganza, acrobazia e poesia. Sul palco prende vita “un equilibrio tra corpo e poesia”, costruito attraverso coreografie di danza classica e numeri di acrobazia circense firmati da Elena Grossule (insegnante di danza classica all’Accademia d’Arte Circense a Verona da oltre 15 anni) e Raffaele Polito (quest’ultimo definito da Antonio Giarola “il Poeta”), noto coreografo nei parchi a tema, coinvolto anche come Performar , un Artista Poliedrico. Conoscendo il Cirque du Soleil e la fama del grande regista circense Antonio Giarola, mi sono recata a teatro con grande curiosità e aspettativa, desiderosa di assistere, a mio vedere, ad una versione italiana di quello spettacolo che ha rivoluzionato il circo tradizionale, unendo acrobazie, danza, teatro, musica e poesia, senza l’utilizzo di animali.
Antonio Giarola, come sempre cordiale e disponibile, accoglieva personalmente gli spettatori nell’atrio, consegnando il libretto che ne illustrava l’ispirazione e le scene dal punto di vista narrativo. Mi sono accomodata nel posto riservato alla stampa, dal quale godevo di un’ottima visuale sia del palco sia dello stesso Antonio Giarola, seduto in prima fila: coordinava lo spettacolo come regista, osservava come padre di un attore e come marito della coreografa, colui che, a ogni rappresentazione, può godere del suo successo più grande: “l’abilità di tenere unita tutta la sua famiglia allargata, passata e presente, riunita in una compagnia, la sua vita”.

Il titolo Bianco richiama un foglio ancora da scrivere (si legge sul libretto che mi ha consegnato Antonio), simbolo di ognuno di noi all’inizio della propria storia: una pagina che accoglierà scelte, deviazioni, ostacoli e prove che mettono alla ricerca del nostro equilibrio. Al centro della scena domina una grande gabbia metallica, simbolo della mente. Al suo interno vengono progressivamente collocati fogli rossi accartocciati, rappresentazione dei pensieri, l’inizio di tutto.. Intanto i ballerini riempiono lo spazio con movimenti eleganti e precisi: lo spettacolo ha inizio. Nella mente della coreografa nulla è lasciato al caso. Ogni gesto ha un significato e lo spettatore coglie l’armonia dell’insieme, rimanendo incantato da acrobazie che solo artisti altamente preparati possono realizzare in costumi realizzati o selezionati appositamente.
Luci e musiche, anch’esse ricercate, accompagnano e predispongono alla comprensione della dimensione poetica del racconto, narrato con leggerezza, abilità e sentimento attraverso la danza che dialoga con l’acrobazia circense.
Le corde rosse diventano simbolo delle nostre paure, con un riferimento esplicito all’amore, rappresentato anche da un ballerino che danza in modo fluttuante, indossando scarpe rosse, alla ricerca del proprio equilibrio sul foglio rivelandoci un messaggio chiaro e potente : “non si sceglie chi amare, lo si elabora per poterlo accettare”.
Addentrandosi nella narrazione, emerge una lettura profondamente introspettiva della vita: difficoltà, inciampi, momenti felici, sempre accompagnati dai legami affettivi che ci condizionano e ci guidano lungo il percorso. Verso il finale, con ispirazioni al Buddismo, una musica accompagna il canto di un mantra, noto per aiutare a superare paure e difficoltà, possibili solo credendo in noi stessi. È il momento della consapevolezza, della verità interiore. Gli artisti simulano la vita danzando ora con leggerezza, ora con energia: il balletto classico si intreccia ad acrobazie spettacolari, simboleggiando l’alternanza tra riflessione e azione. La gabbia viene lentamente spostata ai margini del palco, guidandoci verso la conclusione dello spettacolo.
Antonio Giarola sintetizza così Bianco: “Dalla ricerca della nostra vocazione, del perché siamo qui e perché viviamo, nasce questa ricerca del proprio centro. Abbiamo voluto allargarla a tutti, portando in scena, in chiave poetica, questa introspezione.” Poi si ferma, riflette e mi chiede come l’abbia vissuto io. Ed è questo che lo definisce: altruista, sempre disposto a mettersi in discussione, aperto all’ascolto.
L’uomo che tutti vorremmo come fratello o come padre aveva firmato un altro piccolo capolavoro. Un sentito ringraziamento va al regista Antonio Giarola, figura di carisma palpabile, autore dei testi, del concept e ideatore dello spettacolo; ai coreografi Raffaele Polito e Elena Grossule; a Mario Stendardi, produttore delle musiche originali; e agli artisti della Compagnia Circartis:
Kerim Attou (figlio di Elena Grossule), Giada Marchese (braccio destro di Elena), Thomas Angarola, Hector Francisco Carrozzo, Megi Kaziu, Alessio Russo, e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa intensa opera poetica.
Gisela Rausch Paganelli Farina




